Welcome. Today I present to you the canvas of the painter Albert Von Keller. It is the "Resurrection of the daughter of Jairus" of 1866, kept in the Neue Pinakothek in Munich.
The Gospel of Mark describes an episode that has as its object a family drama: a girl is dying! The father, Jairus, taken by desperation, decides to cling to even the slightest hope, runs in search of Jesus. begs to do something for her little girl. Jesus goes to her, enters the house where death is now familiar and despair pulsates from the walls and, turning to those present, he says: "The girl is not dead, but she is asleep." Here is the Christian meaning of death, not the end of everything, but a peaceful rest in God, for an awakening to the sun of the new day. With authority Jesus approaches the deathbed and says: «Child, I tell you: get up!».
In Von Keller's work, the character who immediately attracts attention is Jesus himself: the red, color of passion and love, of his tunic stands out among the remaining colors of the palette used by the artist. He gently takes the girl by the hand, lying on a wooden support: her body had already been composed for burial. He lifts her up while she, with a sleepy look, is awakening.
The exceptional nature of the event is amplified by the reactions and gestures of those present. Jairus and his wife, on the sidelines, embrace petrified. Others, with eyes wide open with amazement, turn to the young woman and Jesus. One woman puts her hands in her hair, another has her head resting at the foot of the bed, a third raises her arm towards the miraculous woman.
The key word of the entire episode is Jesus' invitation to the girl's father: "Do not be afraid, just have faith!". At the foot of the bed there are laurel wreaths, a plant that takes on the meaning of eternal life that defeats death. «I am the resurrection and the life; whoever believes in me, even if he dies, will live. Do you believe this? »Asks Jesus to Martha who was crying for the death of her brother Lazarus. There are three crowns, a number that refers to the Trinity.
On that tomb, now defeated, life is being celebrated, the Eternal one. Jesus wants to free man from death. A mystery that we experience in ourselves, in our families, in the people we love, in the things we care about. There is also a death of things, of animals, of plants. Jesus tells you today: "I created you for life, try to make your life a masterpiece!" The fact that we live is a reality that is sometimes so obvious, clogged with worries that it takes away the pleasure of living. Life is to be sung, as the psalmist does in a marvelous way: “You have changed my lament into dance, my sackcloth into a garment of joy. In the evening weeping comes and in the morning there is joy ». Life is also made up of dark moments, trials, illnesses, old age, losses, but these things are not the last word, they are the things of the evening. If we stopped only at the evening, we would have many reasons to feel sad, nostalgic, and instead the psalmist says that the cry of the evening, if you know how to wait, is transformed into a song in the morning: " here is the joy ». Your job is to have hope, to believe that things can get better. You can hope for a better tomorrow, "I fought a lot on this day, sure that tomorrow will be a better day". This hope must never be lost! Remember when you go through the next difficult moment, the next evening, the next dark, you have to know how to wait because the night will end sooner or later.
What can you do to sing about life? To celebrate life you have to love what you have, don't hide it jealously, share it. If you are young, share your youth, if you are old, your wisdom. If you have a talent, share it, if you have musical flair, make it available, and then singing to life comes out. Best wishes to you and your riches so that they do not end up rotting in your safes and in your heart but give a smile to those around you. Thanks for your attention.

Alessio Fucile Critic and art historian.

 

Benvenuto. Oggi ti presento la tela del pittore Albert Von Keller. Si tratta della «Resurrezione della figlia di Giairo» del 1866, custodita nella Neue Pinakothek di Monaco.
Il vangelo di Marco descrive un episodio che ha per oggetto un dramma familiare: una fanciulla sta morendo! Il padre, Giairo, preso dalla disperazione, decide di aggrapparsi anche alla più esile speranza, corre alla ricerca di Gesù. Forse non conosce chi sia quell’uomo di cui tutti parlano: un mago, un impostore, un santo, non importa, lo supplica di fare qualcosa per la sua bambina. Gesù va da lei, entra nella casa dove ormai la morte è familiare e la disperazione pulsa dalle pareti e rivolgendosi ai presenti afferma: «La fanciulla non è morta, ma dorme». Ecco il senso cristiano della morte, non la fine di tutto, ma un riposo sereno in Dio, per un risveglio al sole del giorno nuovo. Con autorità Gesù si avvicina al letto di morte e dice: «Fanciulla, io ti dico: alzati!».
Nell’opera di Von Keller il personaggio che subito attira l’attenzione è proprio Gesù: il rosso, colore della passione e dell’amore, della sua tunica spicca tra i restanti colori della tavolozza usata dall’artista. Prende dolcemente per mano la ragazzina, adagiata su un supporto ligneo: il suo corpo era già stato composto per la sepoltura. La solleva, mentre lei con sguardo assonnato, si sta ridestando.
L’eccezionalità dell’evento è amplificata dalle reazioni e dai gesti dei presenti. Giairo e la moglie, in disparte, si abbracciano impietriti. Altri, con occhi spalancati dallo stupore, si rivolgono verso la giovane e Gesù. Una donna si mette le mani nei capelli, un’altra ha il capo appoggiato ai piedi del letto, una terza alza il braccio verso la miracolata.
Parola chiave dell’intero episodio è l’invito di Gesù al padre della fanciulla: «Non temere, solo abbi fede!». Ai piedi del letto sono poste corone di alloro, pianta che assume il significato di vita eterna che sconfigge la morte. «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Credi tu questo?», chiede Gesù a Marta che piangeva per la morte del fratello Lazzaro. Le corone sono tre, numero che rimanda alla Trinità.
Su quel sepolcro, ormai sconfitto, si sta celebrando la vita, quella Eterna. Gesù vuole liberare l’uomo dalla morte. Un mistero che sperimentiamo in noi, nei nostri familiari, nelle persone a cui vogliamo bene, nelle cose a cui teniamo. C’è una morte anche delle cose, degli animali, delle piante. Gesù ti dice oggi: «Ti ho creato per la vita, cerca di fare della tua vita un capolavoro!». Il fatto che viviamo è una realtà a volte così scontata, intasata di preoccupazioni che ci toglie il gusto di vivere. La vita va cantata, così come fa in una maniera meravigliosa il salmista: «Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia. Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino ecco la gioia». La vita è fatta anche di momenti bui, di prove, di malattie, di vecchiaia, di perdite, ma queste cose non sono l’ultima parola, sono le cose della sera. Se ci fermassimo solo all’attimo serale, avremmo tanti motivi per sentirci tristi, nostalgici, e invece il salmista dice che il pianto della sera, se tu sai aspettare, si trasforma in canto del mattino: «Alla sera sopraggiunge il pianto, al mattino ecco la gioia». Il tuo compito è avere speranza, credere che le cose possano andar meglio. Puoi sperare in un domani migliore, «ho lottato tanto in questo giorno, sicuro che domani sarà un giorno migliore». Questa speranza non la devi perdere mai! Ricordati quando attraverserai il prossimo momento difficile, la prossima sera, il prossimo buio, bisogna saper aspettare perché la notte prima o poi finirà.
Cosa puoi fare per cantare la vita? Per celebrare la vita devi voler bene, quello che hai non nasconderlo gelosamente, condividilo. Se sei giovane condividi la tua giovinezza, se anziano la tua saggezza. Se hai un talento condividilo, se hai estro musicale mettilo a disposizione, e allora viene fuori il canto alla vita. Auguri a te e alle tue ricchezze perché non finiscano col marcire nelle tue casseforti e nel tuo cuore ma diano un sorriso a chi ti sta vicino. Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Critico e Storico dell'arte.

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