Benvenuto. Oggi contempliamo insieme la «Messa di Bolsena», affrescata da Raffaello Sanzio nel 1512 nella Stanza di Eliodoro in Vaticano.
L'avvenimento narra di un sacerdote boemo, Pietro da Praga, che, dubitando della reale presenza di Gesù nell'Eucaristia, volle recarsi a Roma in pellegrinaggio per placare il suo tormento interiore. Prima di raggiungere la meta si fermò a Bolsena, e chiese di celebrare la messa nella grotta di santa Cristina. Al momento dello spezzare l'ostia, da quel pane cominciò a sgorgare sangue, impregnando il corporale e i paramenti del sacerdote, ed alcune gocce addirittura cadendo sul pavimento. Il prete cercò di nascondere l’accaduto, ma senza risultato. I fedeli presenti videro e gridarono al miracolo. Il corporale venne portato a Orvieto, dove risiedeva allora papa Urbano IV. Questi per ricordare il miracolo istituì la festa del Corpus Domini. I testi per la festa furono preparati da San Tommaso d’Aquino. Il Duomo di Orvieto fu costruito per conservare il corporale, la facciata ricalca la forma del reliquiario che lo conserva.
L'evento prodigioso confermò la fede vacillante del sacerdote: Gesù, veramente presente nel pane e nel vino consacrati, avvalora la sua promessa: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».
Raffaello ha rappresentato con ingegnosa maestria l'evento. Ha utilizzato l'impedimento della finestra come pedana dove porre la scena. Il sacerdote indossa paramenti verdi che indicano il tempo ordinario in cui avvenne il miracolo. Assiste con stupore al miracolo che si compie nelle sue mani, sopra l’altare a righe dorate. Forse nel cuore gli saranno riecheggiate le parole di Gesù: «la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda». I fedeli che partecipano reagiscono con trasporto al miracolo, secondo il linguaggio di Raffaello, espresso attraverso movimento e partecipazione emotiva. Originale il movimento della fiamma delle candele tenute dai ministranti. Queste sono simboli della fede che illumina il cammino degli uomini.
I due personaggi in alto alle spalle del celebrante esprimono l’approccio umano di fronte al mistero e al miracolo. Discutono animatamente, uno sembra dubbioso e l’altro con la mano tesa, sembra dirgli: «ma non guarda, non vedi tu stesso!».
Personaggio anacronistico all’evento è papa Giulio II, rappresentato inginocchiato e appoggiato su un grande cuscino in adorazione di fronte all'ostia che stilla gocce di sangue. La lunga barba del papa ricorda un voto che questi aveva fatto finché non avesse cacciato gli stranieri della penisola italiana. In secondo piano quattro cardinali: Leonardo Grosso della Rovere e Raffaele Riario, Tommaso Riario e Agostino Spinola. Anche i sediari partecipano alla messa inginocchiati in adorazione.
L’Eucarestia è al centro della scena e quasi tutti gli sguardi le sono rivolti. Solo un bambino e uno dei sediari guardano verso lo spettatore. Il bimbo è simbolo della fede pura e ti invita a credere, fidarti di Gesù che si fa piccolo e debole, fino al punto di rendersi presente in un pezzo di pane. Il bambino infatti si fida, crede senza difficoltà a chi ne sa più di lui. Gesù dirà: «Se non vi convertite e non diventate come i bambini non entrerete nel Regno dei cieli». Chi crede si affida all’amore di Dio come i piccoli si affidano alle cure della mamma. Il sediario che si rivolge allo spettatore sembra chiedere: «E tu ci credi?».
L'incarnazione e l'Eucaristia sono espressioni dell'amore di Dio che dona se stesso. Il sacrificio sulla croce e il sacrificio sulla mensa sono un unico sacrificio, dono di se che raggiunge tutta l'umanità nel tempo e nello spazio. È la storia di un Dio che cerca modi sempre nuovi per entrare in comunione con i suoi figli. Sembra sentirlo: «Vi ho creato, vi ho dato tutto il mio amore, vi ho guidato, offerto il mio sostegno: dove siete, dove è la vostra risposta, dove il vostro amore? Cos'altro devo fare per voi? Non cederò, continuerò a tentare». Grazie per la tua attenzione e alla prossima.

 

Alessio Fucile Critico e Storico dell'arte

 

 

Welcome. Today we contemplate together the "Mass of Bolsena", frescoed by Raffaello Sanzio in 1512 in the Room of Eliodoro in the Vatican.
The event tells of a Bohemian priest, Peter of Prague, who, doubting the real presence of Jesus in the Eucharist, wanted to go to Rome on a pilgrimage to appease his inner torment. Before reaching his destination he stopped in Bolsena, and asked to celebrate mass in the grotto of Santa Cristina. At the moment of breaking the host, blood began to gush from that bread, impregnating the corporal and the vestments of the priest, and some drops even falling on the floor. The priest tried to hide what had happened, but to no avail. The faithful present saw and cried out to the miracle. The corporal was brought to Orvieto, where Pope Urban IV then resided. These to remember the miracle instituted the feast of Corpus Domini. The texts for the feast were prepared by St. Thomas Aquinas. The Cathedral of Orvieto was built to preserve the corporal, the facade follows the shape of the reliquary that preserves it.
The prodigious event confirmed the wavering faith of the priest: Jesus, truly present in the consecrated bread and wine, confirms his promise: "I am with you always until the end of the world".
Raphael represented the event with ingenious skill. He used the window obstruction as a platform for setting the scene. The priest wears green vestments which indicate the ordinary time when the miracle occurred. He witnesses with amazement the miracle that takes place in his hands, above the gold-striped altar. Perhaps the words of Jesus will echo in his heart: "my flesh is true food and my blood true drink". The faithful who participate react enthusiastically to the miracle, according to Raphael's language, expressed through movement and emotional participation. The movement of the flame of the candles held by the altar servers is original. These are symbols of the faith that illuminates the path of men.
The two characters above the celebrant's shoulders express the human approach to the mystery and the miracle. They discuss animatedly, one seems doubtful and the other with an outstretched hand, seems to say: "But don't look, you can't see yourself!".
Anachronistic character at the event is Pope Julius II, represented kneeling and leaning on a large cushion in adoration in front of the host dripping drops of blood. The pope's long beard recalls a vow he had made until he expelled foreigners from the Italian peninsula. In the background four cardinals: Leonardo Grosso della Rovere and Raffaele Riario, Tommaso Riario and Agostino Spinola. The charioteers also participate in the mass kneeling in adoration.
The Eucharist is at the center of the scene and almost all eyes are turned to it. Only a child and one of the chairs look towards the viewer. The child is a symbol of pure faith and invites you to believe, to trust Jesus who becomes small and weak, to the point of making himself present in a piece of bread. In fact, the child trusts, believes without difficulty in those who know more than him. Jesus will say: "If you do not convert and become like children you will not enter the Kingdom of Heaven". Those who believe entrust themselves to the love of God as the little ones entrust themselves to the care of their mother. The sediary who addresses the spectator seems to ask: "And you believe it?".
The Incarnation and the Eucharist are expressions of the love of God who gives himself. The sacrifice on the cross and the sacrifice on the table are a single sacrifice, a gift of self that reaches all humanity in time and space. It is the story of a God who always seeks new ways to enter into communion with his children. He seems to hear him: «I created you, I gave you all my love, I guided you, offered my support: where are you, where is your answer, where is your love? What else do I have to do for you? I will not give up, I will continue to try ». Thanks for your attention and see you next time.

Alessio Fucile Critic and art historian

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *