Oggi ho il piacere di presentarti un’opera di un grande artista, Rembrandt. Si tratta della Sacra famiglia con angeli, conservata oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. 

L’autore ci introduce nella casa della famiglia di Nazareth ad un’ora serale, tutto è avvolto nella penombra. Gesù bambino dorme nella culla e Giuseppe, in secondo piano, quasi in ombra: è “l’ombra del Padre” come dice Dobraczynski, nel suo omonimo romanzo, è impegnato a piallare un giogo. Nella mentalità biblica il giogo richiama l’obbedienza alla legge, a cui il Figlio di Dio è venuto a sottomettersi per liberarci dalla servitù del peccato. Così ricorda san Paolo in una delle sue lettere: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli». 

Rembrandt rappresenta una casa semplice dove si vive e si lavora. Si vedano gli attrezzi per il lavoro di Giuseppe ordinatamente appesi alla parete. 

Maria è al centro della stanza, in equilibrio tra due poli: la Parola che tiene fra le mani e il bambino che sta controllando per vedere se ancora dorme. È una scena ordinaria di una mamma piena di dolce apprensione per il figlio. La coperta rossa adagiata sul piccolo Gesù presagisce già il dramma della sua futura passione. È chiara la sua missione fin dalla nascita, dare la vita per la salvezza degli uomini. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Sì, l’amore di Dio riposa sulla terra, in un bambino da nulla. 

Gli elementi sul pavimento della casa tracciano l’identikit di Gesù. Si vede un fuoco sulla destra, lui è il vero roveto che arde senza bruciare, prefigurato dal roveto di Mosè. Questi era stato scelto per rivelare il nome di Dio al popolo e liberarlo dalla schiavitù. Gesù, rivela all’uomo non solo il nome, ma anche il volto di Dio, padre di grazia e di misericordia. Vicino al fuoco un scaldapiedi su cui Maria poggia la gamba sinistra. 

Rembrandt, come tutti i fiamminghi, è maestro a rendere palpitanti le scene familiari ed per questo ritrae la Sacra Famiglia proprio come una normale famiglia del popolo. Di più cerca ispirazione nella vita della sua stessa famiglia. Nei panni del piccolo Gesù, dipinge suo figlio Tito, e come Maria, la tata del bimbo, Geertje Dircs, che, dopo la morte della moglie Saskia, diventò la sua amante. 

Tra le modeste pareti di questa casa irrompono angeli danzanti che sembrano indicarci qualcosa. Il primo, già dentro la casa, apre le braccia in segno di protezione ma anche a ricordare la forma di una croce, richiamo ancora alla missione del piccolo. Questo angelo ci ricorda il prezzo dell’amore che Gesù è disposto a pagare per sconfiggere il peccato. Ci ricorda che dietro la poesia del Natale irrompe la tragedia. Accanto all’angelo con le braccia a forma di croce c’è un altro angelo che guarda il bambino, additando una meta più alta. Tiene in mano una ghirlanda di fiori, segno di vittoria, mentre un drappo bianco sembra scivolare dalla luce del Cielo alla luce di quel Bambino. Quest’angelo è metafora della risurrezione. Il Verbo di Dio, crocifisso, morirà come ogni uomo ed è lo stesso Cristo, che risorgerà il terzo giorno. Che cosa potremo raccontare, del resto, alle famiglie devastate da un lutto, alle madri straziate per lo scempio inferto ai loro figli da una cultura di morte, ai padri senza lavoro e senza dignità, ai figli senza padre e senza madre? Forse solo Lui. Un ultimo angelo sigilla l’intera scena. Ne scorgiamo la nuca. Questi è l’unico rivolto verso la casa del Padre. È lui che, guardando dentro l’origine di tutto, spinge anche noi a non fermarci alla croce ma ad andare al cuore del messaggio di Gesù: nulla di ciò che accade è fuori dallo sguardo del Padre. La ragione di questo angelo con la testa rasata (a simboleggiare un feto), probabilmente risiede nel fatto che, a quell’epoca, l’artista aveva perso tre figli in tenera età. Probabilmente, alludendo a ciò che Gesù diceva dei piccoli, e cioè che «i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli», avrà voluto ricordare i suoi figli. 

Ti lascio ricordandoti che come lo sguardo di Maria su Gesù, così lo sguardo del Padre è su di te, sulle tue croci, il suo braccio potente non si è accorciato, ma nella sua misericordia interverrà per vie che ora sfuggono alle tue miopie. Lui è dalla tua parte, mentre il nemico più grande è dentro di te,anche se spesso siamo abili a proiettarlo fuori, soprattutto su chi ci sta accanto. Noi saremo quello che vogliamo essere!L’ostacolo maggiore ai nostri sogni siamo noi stessi con le nostre resistenze. Fidati di Colui che ha a cuore la tua felicità e gettati nella meravigliosa avventura della vita, consapevole che alla fine sarai giudicato solo dall’amore che avrai donato, «Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me». Grazie per il tuo ascolto e alla prossima.

 

 

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

 

Today I have the pleasure of presenting you a work by a great artist, Rembrandt. This is the Holy Family with Angels, now kept in the Hermitage in St. Petersburg.

The author introduces us to the house of the Nazareth family at an evening hour, everything is shrouded in half-light. Baby Jesus sleeps in the crib and Joseph, in the background, almost in the shade: he is “the shadow of the Father” as Dobraczynski says in his novel of the same name, is busy planing a yoke. In the biblical mentality the yoke recalls obedience to the law, to which the Son of God came to submit to free us from the bondage of sin. This is how St. Paul recalls in one of his letters: “When the fullness of time came, God sent his Son, born of a woman, born under the law, to redeem those who were under the law, so that we might receive adoption as children” .

Rembrandt represents a simple house where you live and work. See the tools for Giuseppe’s work neatly hung on the wall.

Maria is in the center of the room, balanced between two poles: the Word she holds in her hands and the child she is checking to see if she is still asleep. It is an ordinary scene of a mother filled with sweet apprehension for her son. The red blanket lying on the little Jesus already foreshadows the drama of his future passion. His mission from birth is clear, to give his life for the salvation of men. “I came so that they may have life and have it in abundance.” Yes, God’s love rests on earth, in a small child.

The elements on the floor of the house trace the identikit of Jesus. You can see a fire on the right, he is the real bush that burns without burning, prefigured by the bush of Moses. He was chosen to reveal God’s name to the people and free them from slavery. Jesus reveals to man not only the name but also the face of God, father of grace and mercy. Near the fire a foot warmer on which Maria rests her left leg.

Rembrandt, like all Flemings, is a master at making familiar scenes throbbing and for this reason he portrays the Holy Family just like a normal family of the people. More he seeks inspiration in the life of his own family. In the role of little Jesus, he paints his son Titus, and as Mary, the child’s nanny, Geertje Dircs, who, after the death of his wife Saskia, became his mistress.

Dancing angels burst through the modest walls of this house and seem to point us to something. The first, already inside the house, opens his arms as a sign of protection but also to remember the shape of a cross, again a reminder of the mission of the little one. This angel reminds us of the price of love that Jesus is willing to pay to defeat sin. It reminds us that tragedy breaks out behind the poetry of Christmas. Next to the angel with his arms in the shape of a cross there is another angel who looks at the child, pointing to a higher goal. She holds a garland of flowers in her hand, a sign of victory, while a white cloth seems to slide from the light of Heaven into the light of that Child. This angel is a metaphor for the resurrection. The Word of God, crucified, will die like every man and it is Christ himself, who will rise again on the third day. What will we be able to tell, moreover, to families devastated by mourning, to mothers tormented by the havoc inflicted on their children by a culture of death, to fathers without work and without dignity, to children without father and mother? Perhaps only Him. A last angel seals the entire scene. We see the nape of the neck. This is the only one facing the Father’s house. It is he who, looking into the origin of everything, pushes us too not to stop at the cross but to go to the heart of Jesus’ message: nothing that happens is outside the Father’s gaze. The reason for this angel with a shaved head (to symbolize a fetus) probably lies in the fact that, at that time, the artist had lost three children at an early age. Probably, alluding to what Jesus said about the little ones, namely that “their angels in heaven always see the face of my Father who is in heaven”, he must have wanted to remember his children.

I leave you by reminding you that like Mary’s gaze on Jesus, so the Father’s gaze is on you, on your crosses, his powerful arm is not shortened, but in his mercy he will intervene in ways that now escape your myopia. He is on your side, while the greatest enemy is within you, although we are often able to project him out, especially on those around us. We will be what we want to be! The biggest obstacle to our dreams is ourselves with our resistances. Trust in the One who has your happiness at heart and throw yourself into the wonderful adventure of life, aware that in the end you will be judged only by the love you have given, “Everything you did to one of these little brothers of mine, you did it to myself”. Thanks for your listening and see you next time.

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