Ben trovato. Ti presento Cristo fra i dottori di Albrecht Durer, conservato nel Museo Thyssen-Bornemisza a Madrid.

Sul foglietto che esce dal libro in basso puoi vedere il monogramma di Dürer e l’iscrizione «1506 Opus Quinque Dierum», cioè fatto in cinque giorni, nel 1506. 

L’opera risale al secondo soggiorno dell’artista a Venezia e venne eseguito a tempo di record. La tecnica usata rivela la rapida esecuzione: l’artista dipinse l’opera di getto, usando un sottile strato di pittura, steso con pennellate ampie e fluide. Alcuni ipotizzano che l’opera venne donata dall’artista a Giovanni Bellini, suo estimatore.

Gesù a dodici anni fu condotto a Gerusalemme per celebrare la sua maggiore età religiosa. La consapevolezza di tale passo emerge chiaramente nel volto del Gesù di Durer. 

I personaggi occupano tutta la scena accerchiando il giovane Gesù senza lasciare altro che qualche piccolo spazio per lo sfondo scuro. C’è contrasto tra bellezza e bruttezza, innocenza e corruzione.

L’artista ritrae modi di porsi davanti alla Verità scandalosa di Gesù. Sei dottori disputano sulle verità della religione nel Tempio di Gerusalemme. Si stagliano fluttuando, senza riferimenti spaziali precisi, si noti l’accavallarsi delle mani al centro. Gesù ha il volto triste e un po’ assente, come se non ascoltasse, presagio del destino che lo attende. Più originali sono i volti degli altri personaggi, vecchi sapienti, vera e propria galleria di fisionomie, talvolta venate da un livore maligno o atteggiamenti inquisitori. Il personaggio a destra di Gesù, tutto pieno di se, è una vera e propria caricatura, riprende gli studi di Leonardo da Vinci, che forse Dürer conosceva. Il dottore con il turbante calato sugli occhi è pigramente immerso nella lettura della Bibbia e non si accorge della sorprendente novità di quel fanciullo che gli sta davanti. Il suo rapporto con Dio si limita alla sua religiosità che lo allontana dall’autentica relazione con Dio che passa inevitabilmente dalla relazione con gli altri. Giovanni nella sua Prima lettera afferma: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello».

I pesanti libri, aperti quasi con arroganza, rappresentano il tentativo di dimostrare le proprie convinzioni. 

L’uomo in basso a sinistra ha attaccato sul berretto un cartellino con versi in ebraico, come facevano i farisei. Sembra il più aperto nei confronti di Gesù. Ha chiuso il pesante libro della legge e della tradizione, si sottrae al dibattito ed è disponibile ad ascoltare la novità di questo fanciullo.  

Il centro del dipinto è occupato dal vortice di mani. Il gesto sicuro del computo di Gesù contrasta con il goffo movimento delle dita del personaggio più mostruoso che arrivano a toccare quasi, come in una sfida, quelle di Gesù.

Sono sette i volti rappresentati, ma l’unico che attira lo sguardo dello spettatore è quello di Gesù, alludendo così a un salmo che recita: «Cercate il suo volto; il tuo volto Signore, io cerco». La bellezza si concentra in Gesù che lascia trasparire la bellezza della vita umana come Dio l’aveva sognata. Un altro salmo dice: «Tu sei il più bello tra i figli degli uomini». Gesù desidera risanare la bellezza ferita di ogni vita che incontra, vite spesso segnate dalla malattia, dal peccato, dal rifiuto. Nel Vangelo di Giovanni Gesù si rivela come «bel pastore». La sua bellezza sta nell’amore che mette nel prendersi cura delle sue pecore. L’esperienza della sua bellezza la puoi fare lasciandoti amare da Lui, aprendogli sinceramente il cuore. La bellezza di Gesù insegna a vivere! È difficile vivere, a volte è una gran fatica. Ti consiglio allora di aprirti alla fiducia nei confronti di Chi ti ama per quello che sei. Vivi lasciandoti amare. Così hai la possibilità di trasformare la tua esistenza in una vita “bella”. Grazie per l’attenzione.

 

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

 

Well found. I present to you Christ among the doctors by Albrecht Durer, kept in the Thyssen-Bornemisza Museum in Madrid.

On the leaflet that comes out of the book below you can see Dürer’s monogram and the inscription “1506 Opus Quinque Dierum”, that is, done in five days, in 1506.

The work dates back to the artist’s second stay in Venice and was performed in record time. The technique used reveals the rapid execution: the artist painted the work in a cast, using a thin layer of paint, spread with large and fluid brushstrokes. Some speculate that the work was donated by the artist to Giovanni Bellini, his admirer of him.

At the age of twelve, Jesus was taken to Jerusalem to celebrate his religious age of majority. Awareness of this passage clearly emerges in the face of Durer’s Jesus.

The characters occupy the whole scene surrounding the young Jesus without leaving anything but a few small spaces for the dark background. There is a contrast between beauty and ugliness, innocence and corruption.

The artist portrays ways of placing oneself before the scandalous Truth of Jesus. Six doctors dispute the truths of religion in the Temple of Jerusalem. They stand out floating, without precise spatial references, note the crossing of the hands in the center. Jesus has a sad and somewhat absent face, as if he did not listen, an omen of the destiny that awaits him. The faces of the other characters are more original, old wise men, a veritable gallery of faces, sometimes tinged with malignant spite or inquisitive attitudes. The character to the right of Jesus, all full of himself, is a real caricature, it takes up the studies of Leonardo da Vinci, whom Dürer perhaps knew. The doctor with the turban pulled down over his eyes is lazily immersed in the reading of the Bible and does not notice the surprising novelty of that child who stands before him. His relationship with God is limited to his religiosity that distances him from the authentic relationship with God that inevitably passes from the relationship with others. John in the First letter of him states: «If anyone says: ‘I love God’ and hates him as his brother, he is a liar. Indeed, whoever does not love his brother whom he sees cannot love God whom he does not see. And this is the commandment we have from him: whoever loves God must also love his brother ».

The heavy books, opened almost arrogantly, represent an attempt to prove one’s convictions.

The man in the lower left has attached a tag with verses in Hebrew to his cap, as the Pharisees did. He seems to be the most open to Jesus. He has closed the heavy book of law and tradition, he escapes the debate and is available to listen to the newness of this child.

The center of the painting is occupied by the whirlwind of hands. The sure gesture of Jesus’ calculation contrasts with the awkward movement of the fingers of the most monstrous character who almost touch, as in a challenge, those of Jesus.

Seven faces are represented, but the only one that attracts the viewer’s gaze is that of Jesus, thus alluding to a psalm that reads: “Seek his face; your face Lord, I seek ». Beauty is concentrated in Jesus who lets the beauty of human life shine through as God had dreamed of it. Another psalm says: “You are the most beautiful among the children of men.” Jesus wishes to heal the wounded beauty of every life he encounters, lives often marked by sickness, sin, rejection. In John’s Gospel, Jesus reveals himself as a “beautiful shepherd”. The beauty of him lies in the love he puts into taking care of his sheep. You can experience the beauty of him by letting yourself be loved by him, sincerely opening your heart to him. The beauty of Jesus teaches how to live! It is difficult to live, sometimes it is a great effort. So I advise you to open up to trust in those who love you for who you are. Live letting yourself be loved. So you have the opportunity to transform your existence into a “beautiful” life. Thanks for your attention.

 

Alessio Fucile Critic and Art Historian