Oggi ti presento l’«Ascensione» dell’istrionico pittore spagnolo, Salvador Dalì. L’artista immerge l’evento in un globo di luce gialla, un luminoso girasole. Fiore, non molto presente nell’iconografia religiosa, sconosciuto fino alla scoperta dell’America, da cui fu importato in Europa. Per il suo volgersi continuamente al sole è divenuto simbolo di dedizione, fedeltà. 

In una prospettiva di stupefacente tridimensionalità, Cristo sale al cielo, risucchiato dal globo di luce. Il volto scompare dietro l’evidenza dei piedi. La lezione del Mantegna è evidente. Gesù mantiene la forma della croce, le mani tradiscono lo spasmo della sofferenza. In realtà i chiodi non ci sono più ma Gesù sembra voler rimanere in quella posizione che esprime il sacrificio, la sua dedizione per l’uomo. Paolo in una delle sue lettere afferma che il Figlio di Dio: «spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte di croce». Un sacrificio dunque accettato per amore, per un fine nobile: dare la vita. 

Ad accogliere Cristo nel suo trionfo sta un sole fulgido, granuloso, simile agli acheni maturi del girasole. Questi per il suo volgersi al sole, assumendone quasi le stesse caratteristiche (nel colore e nella corolla), è simbolo di adorazione e segno stesso della divinità. Per Dalì è segno del Padre che, con lo Spirito, sotto forma di colomba, accoglie il Salvatore al termine della sua missione sulla terra. Prima di ascendere al cielo, Gesù rivolgendosi agli apostoli, dice: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo». Frase potente sul quale costruire il nostro ottimismo. Non sei solo! Non siamo soli. Eppure quanta gente si lamenta quotidianamente. Persone scontente di quello che non va nella loro vita, nel mondo. La realtà offre tante occasioni per lagnarsi. Se rifletti però lamentarsi non cambia le cose e soprattutto dopo essersi lamentati ci si sente peggio di prima. L’attitudine alla lamentela si radica nel periodo di inizio della nostra vita. Da bambini infatti l’unico modo per ottenere soddisfazione ai nostri bisogni era il pianto. Il neonato piange per ottenere ciò di cui ha bisogno. Questo istinto di sopravvivenza c’è lo portiamo anche in età adulta. Il pianto però si trasforma in parole e iniziamo ad esprimere tutto ciò che non ci piace, ci disturba o ci fa soffrire, convinti, che come un tempo, con il pianto, ci verrà il soccorso. Questo meccanismo però non sempre funziona, da grandi è difficile trovare figure che ci accudiscono e siano sempre pronte ad intervenire. Come fare allora? Prima cosa è importante essere consapevole di questo meccanismo infantile. Dopo fermati e chiediti se lamentandoti starai meglio. Inoltre puoi decidere di evitare le persone che si lamentano e ti contagiano con la loro negatività. Successivamente agisci prima che parole e pensieri negativi invadano la tua mente, se puoi fare qualcosa per risolvere quella situazione, falla. Infine pensa a te stesso come persona positiva, amata, che possiede talenti che altri non hanno, capace di prendere in mano il proprio destino. Nelson Mandela, durante gli anni difficili della prigionia, così scriveva: «Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima». Chiaramente non è facile, spesso il contesto o anche i pesi che porti dentro, rendono faticoso questo processo. È necessario allora nutrirsi di positività. C’è ne abbastanza per essere felice. Tocca a te farla entrare dentro al cuore. Fermati la sera e pensa alle cose che hai ricevuto durante la giornata. Scrivi almeno tre cose positive di cui essere grato. Se inizi in realtà ti accorgerai che ce ne sono tante altre. Questo esercizio è da fare anche nelle giornate più terribili. Anche nei momenti tragici c’è qualcosa di buono, anche se nascosto. Riempiti di pensieri positivi e non inzupparti di mormorazioni! Se hai possibilità, ascoltati una canzone di Fiorella Mannoia, Che sia benedetta. Sono sicuro ti aiuterà! 

Iglobi luminosi che si intersecano e compenetrano rimandano all’atomo, in questo caso simbolo di Gesù risorto, principio e fine della realtà rinnovata. Dalì rimase scosso dall’esplosione della bomba atomica e fu proprio da quell’evento che si avvicinò alla fede. Attorno al 1950 risalgono molte opere religiose dell’artista. Cristo ascende al cielo quasi con lo stesso dinamismo cosmico della bomba di Hiroshima, un dinamismo positivo e non distruttivo. Gesù infatti sale al cielo e prepara un posto per coloro che vogliono accettare il suo amore, «Io vado a preparavi un posto, poi tornerò a prendervi con me, perché dove sono io ci siate anche voi».

Al culmine dell’ascesa, ad attendere il Salvatore, non c’è il volto del Padre, ma quello di Gala, moglie dell’artista e sua musa ispiratrice, capace di avvicinarlo alle realtà eterne. Come nelle antiche raffigurazioni dell’Ascensione la Madonna era il fulcro attorno al quale si ricompattava la Chiesa sgomenta per l’assenza del Maestro, così Dalì ritrae la Vergine Maria col volto di Gala.

Il girasole, che tutto avvolge con la sua luce, è segno dell’abbraccio affettuoso del Padre al quale siamo ammessi mediante Cristo, che con l’Ascensione ha aperto la via al Cielo. L’umanità entra in modo inaudito e nuovo in Dio, nella sua amicizia. L’Ascensione rivela il futuro che Dio ha riservato ai suoi figli: quello raggiunto da Gesù con la sua risurrezione. Ancora Paolo scrive ai Corinzi: «Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne». Grazie per la tua attenzione.

 

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

Today I present to you the “Ascension” of the Spanish histrionic painter, Salvador Dalì. The artist immerses the event in a globe of yellow light, a luminous sunflower. Flower, not very present in religious iconography, unknown until the discovery of America, from which it was imported into Europe. Due to its continual turning to the sun it has become a symbol of dedication and fidelity.

In an astonishing three-dimensional perspective, Christ ascends to heaven, sucked into the globe of light. His face disappears behind the evidence of his feet. Mantegna’s lesson is evident. Jesus keeps the shape of the cross, his hands betray the spasm of suffering. In reality, the nails are no longer there but Jesus seems to want to remain in that position that expresses sacrifice, his dedication to man. Paul in one of his letters affirms that the Son of God: “emptied himself, assuming the condition of a servant and becoming like men; appeared in human form, he humiliated himself by making himself obedient to death on the cross ». A sacrifice therefore accepted for love, for a noble purpose: to give one’s life.

Welcoming Christ in his triumph is a bright, grainy sun, similar to the ripe achenes of the sunflower. Due to its turning to the sun, assuming almost the same characteristics (in color and in the corolla), it is a symbol of adoration and a sign of divinity itself. For Dalì it is a sign of the Father who, with the Spirit, in the form of a dove, welcomes the Savior at the end of his mission on earth. Before ascending to heaven, Jesus turning to the apostles says: “I am with you always until the end of the world”. Powerful phrase on which to build our optimism. You are not alone! We are not alone. Yet how many people complain on a daily basis. People unhappy with what is wrong with their life, in the world. Reality offers many opportunities to complain. However, if you reflect, complaining does not change things and especially after complaining you feel worse than before. The attitude to complain is rooted in the period of the beginning of our life. In fact, as children, the only way to get our needs satisfied was crying. The baby cries to get what he needs. We carry this survival instinct even in adulthood. The crying, however, turns into words and we begin to express everything that we do not like, disturbs us or makes us suffer, convinced that, as in the past, with crying, help will come. However, this mechanism does not always work, when we grow up it is difficult to find figures who look after us and are always ready to intervene. How to do it then? First, it is important to be aware of this infantile mechanism. Then stop and ask yourself if complaining will make you better. You can also decide to avoid people who complain and infect you with their negativity. Then take action before negative words and thoughts invade your mind, if you can do something to resolve that situation, do it. Finally, think of yourself as a positive, loved person, possessing talents that others do not have, able to take control of their own destiny. Nelson Mandela, during the difficult years of his imprisonment, wrote thus: “No matter how tight the door is, how full of punishments is life. I am the master of my destiny: I am the captain of my soul ». Clearly it is not easy, often the context or even the burdens you carry inside make this process difficult. It is therefore necessary to feed on positivity. There is enough to be happy. It’s up to you to let it enter your heart. Stop in the evening and think about the things you have received during the day. Write at least three positive things to be thankful for. If you actually start you will realize that there are many others. This exercise is to be done even on the most terrible days. Even in tragic moments there is something good, even if hidden. Fill yourself with positive thoughts and don’t get drenched in murmuring! If you have a chance, listen to a song by Fiorella Mannoia, May it be blessed. I’m sure it will help you!

Luminous iglobes that intersect and interpenetrate refer to the atom, in this case the symbol of the risen Jesus, the beginning and end of the renewed reality. Dalì he was shaken by the explosion of the atomic bomb and it was precisely from that event that he approached the faith. Many religious works by the artist date back to 1950. Christ ascends to heaven with almost the same cosmic dynamism as the Hiroshima bomb, a positive and non-destructive dynamism. In fact, Jesus goes up to heaven and prepares a place for those who want to accept his love for him, “I am going to prepare a place for you, then I will return to take you with me, so that where I am you may also be”.

At the peak of the ascent, waiting for the Savior, there is not the face of the Father, but that of Gala, the artist’s wife and his inspiring muse, capable of bringing him closer to eternal realities. As in the ancient depictions of the Ascension, the Madonna was the fulcrum around which the Church gathered, dismayed by the absence of the Master, so Dalì portrays the Virgin Mary with the face of Gala.

The sunflower, which envelops everything with its light, is a sign of the affectionate embrace of the Father to whom we are admitted through Christ, who with the Ascension opened the way to Heaven. Humanity enters in an unprecedented and new way into God, into his friendship. The Ascension reveals the future that God has reserved for his children: the one reached by Jesus with his resurrection. Again Paul writes to the Corinthians: «Let us not fix our gaze on visible things, but on invisible ones. Visible things are of a moment, invisible ones are eternal “. Thanks for your attention.

 

Alessio Fucile Critic and Art Historian